15 luglio 2009. Le automobili sono come i capi d’abbigliamento: ad
alcuni piacciono i modelli eleganti mentre altri preferiscono quelli dalle
grandi prestazioni e dalle linee aggressive e sportive. Chi all’interno
delle varie case automobilistiche è chiamato a disegnare i vari modelli,
interpretando quello che dovrebbe essere un gusto collettivo, non sempre è
tuttavia in grado di concretizzare i sogni degli automobilisti. Capita così
che mezzi presentati come innovativi, stravaganti o semplicemente come iper
compatti, l’ideale per la città, passino alla storia per ben altro
motivo: il solo flop delle vendite. Individuare questa tipologia di
automobile è semplice. E’ sufficiente prendere in mano un banalissimo
giornale di annunci e andare alla sezione dedicata alle auto usate.
Spulciando tra le tante occasioni troverete anche loro, le automobili
incomprese. Generalmente sono piccoli trafiletti, destinati ad esser
pubblicati anche per lunghi periodi, e quasi tutti cominciano con “Vendo
auto per soli intenditori”. Queste vetture, un tempo snobbate perché
troppo grandi, piccole, innovative, stravaganti, aggressive, chic o
clamorosamente trash, oggi sono dei veri e propri pezzi da museo,
ricercatissimi e alla portata di poche persone (
FOTO).
La Matra, automobile per intenditori - In tanti ricorderanno la
Matra
Simca “Bagheera", automobile risalente al 1973 e
caratterizzata, oltre che da una linea insolitamente sportiva, da un motore
posteriore (un 1.300 benzina in grado di spingerla fino ad una velocità
massima di 180 chilometri orari) e da tre posti collocati lungo la parte
anteriore. Nonostante sia riuscita a conquistare un certo numero di
sostenitori non ottenne mai il successo, restando di fatto in un mercato di
nicchia.
Alfa Romeo Montreal, un bolide per pochi - Le cose non andarono
meglio per la bellissima ma proibitiva
Alfa
Romeo Montreal, un bolide dotata di propulsore V8 da 2.600cc. che
venne proposta agli italiani più facoltosi a partire dal 1970. In realtà
l’auto in questione vide la luce soltanto nel 1972. Il suo prezzo base?
Oltre 6milioni di lire, optional inclusi. Destino analogo, sebbene per un
diverso motivo, spettò poi all'
Alfa
Romeo Arna (abbreviazione di Alfa Romeo - Nissan Automobili), una
berlina dal design pressoché anonimo costruita dalla casa milanese dal 1983
al 1987.
Per chi sognava di possedere una Porsche economica - Flop senza
precedenti anche per la
Volkswagen
Porsche "914", ideata alla fine degli anni ’60 per
suggellare il matrimonio delle due case automobilistiche. L’auto in
questione non è riuscita però a conquistare il mercato: troppo costosa per
essere una Volkswagen e troppo economica e lenta per essere una Porsche.
La micro car più piccola e leggera della storia - Allo stesso modo
risultò esser un vero e proprio progetto fallimentare la
Bmw
Isetta, l’auto più corta e leggera mai costruita. Il progetto,
sviluppato in realtà dalla Iseo, casa automobilistica italiana che in
seguito vendette la licenza all’Industria Motoristica Bavarese. Nella
vettura, viste le dimensioni, ci stavano soltanto due persone di media
costituzione e il volante. Prodotta a partire dal 1952 venne mandata in
prepensionamento già all’inizio del 1956.
La potenza è nulla senza il ... confort - Passarono poi quasi
inosservati i modelli
Talbot
Tagora e
Talbot
Solara, auto risalenti agli inizi degli anni ’80 e che, nonostante
promettessero il confort e il prestigio che solo le ammiraglie potevano
offrire, risultarono incapaci di conquistare il grande pubblico. Disponibili
nelle versioni 2.2 GLS, 2.3 DT GLS e 2.7 V6 SX (l’ultima di queste aveva
ben
165 cavalli e un interessante cambio automatico), vennero
ignorate per via della linea anonima e dello scarso livello delle finiture.
Errori commerciali, la Renault presentò buoni modelli ma sbagliò i
tempi - Pessimi risultati ottennero poi la
Renault
Avantime, prodotto dalla Matra nella fabbrica di Romorantin dal 1999
al 2001, e la
Fuego,
derivata dalla Renault 18 e caratterizzata da una non eccellente tenuta di
strada e da una allarmante propensione alla ruggine. Questa vettura non ebbe
comunque grande successo anche per altri motivi: i motori erano poco potenti
e la casa francese decise di sottoporla persino ad un'involuzione
tecnologica. L’unico modello che avrebbe potuto risollevare il destino
della Fuego era quello dotato di propulsore turbo a gasolio, all’epoca una
vera e propria innovazione, che pagò tuttavia un errore dei suoi
costruttori: venne lanciato sul mercato quando ormai il pubblico aveva
deciso di puntare su altri marchi automobilistici. Gli scarsissimi
ordinativi ricevuti per tutti questi modelli convinsero i vertici Renault a
sopprimere prematuramente le diverse produzioni.
Fiat Duna, l'auto da dimenticare più famosa d'Italia - Anche la
Fiat, sebbene abbia prodotto modelli che hanno conquistato il mercato, come
ad esempio la Fiat 500, la Fiat Uno e la Fiat Panda, annovera tra le sue
tante creazioni alcuni clamorosi flop. Vogliamo ricordarne in particolar
modo uno, la
Fiat
Duna, prodotta dal 1987 al 2000. Questa vettura si rivelò fin
dall’inizio incapace di conquistare il mercato ma la casa automobilistica
torinese decise di investire ancora sul medesimo modello modificandone
l’estetica. Gli sforzi fatti non servirono però a cambiarne il destino.
La Duna, diventata comunque famosa grazie alla satira che spesso ha usato il
suo nome come sinonimo di automobile di scarsa qualità, cadde
definitivamente in disgrazia all’arrivo della più moderna ed
esteticamente gradevole Tipo.
A111, vettura innovativa ma di scarso successo - Pochissimi seppero
apprezzare infine l’
Autobianchi
A111, sorella minore della più nota A112, prodotta dal ’68 al
’72. Il fallimento di questo modello derivò non dal design poco ricercato
o dalle scarse prestazioni del motore ma dal prezzo non troppo competitivo e
della concorrenza interna, prima della Fiat 124, che aveva un costo
inferiore e poi dalla Fiat 128. La A111, che mescolava elementi
d'ispirazione 124 a soluzioni che anticipavano la 128, era dotata di un
propulsore da 1.438cc (78cv) e di un innovativo sistema a freni a disco su
tutte e quattro le ruote: raggiungeva la ragguardevole velocità di 155
chilometri orari. Nonostante i suoi creatori avessero optato per curarne
anche le finiture interne, dotandola di sedili in panno, inserti in legno e
pannelli porta e pavimento in moquette, la sfortunata A111 non ebbe il
successo previsto.